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5 Libri dal Giappone

Aggiornamento: 26 ott 2020

1. UN'ESTATE CON LA STREGA DELL'OVEST

Kaho Nashiki

“Una strega deve fare affidamento sul proprio intuito, però non deve lasciare che questo abbia il sopravvento. Quando succede, le convinzioni troppo ferme diventano fissazioni e prendono il controllo della persona.

Considera le intuizioni per quello che sono e conservale da qualche parte nel tuo cuore. Prima o poi, arriverà il momento in cui capirai se erano vere. E a forza di ripetere questo tipo di esperienze imparerai a riconoscere la sensazione di quando hai una vera intuizione.”

Mai è una bambina molto sensibile, la mamma lo dice sempre che è una “bambina difficile e ipersensibile”, per questo non le sembra strano che dopo un solo mese di medie gli attacchi d’asma siano tornati a farsi sentire e non ne voglia più sapere di andare a scuola.

Così, preso atto della situazione, a Mai viene consentito di trasferirsi per un periodo nella casa in campagna della nonna, per rilassarsi e ritrovare le forze.

A Mai la nonna piace tanto, è una signora inglese con un lato misterioso capace di spaventarla e incuriosirla allo stesso tempo. Sarà capace di renderla fiera oppure anche ei rimarrà delusa dalla sua sensibilità come la mamma?

Una sera, durante uno scambio di confidenze, Mai scopre che la sua bisnonna aveva dei poteri, non parliamo di bacchetta magica, ma di poteri sensoriali come quello di prevedere il futuro e di sentire le voci; dopo un primo momento di incredulità e timore, Mai decide che – provenendo da una stirpe di streghe – sarebbe bello avvicinarsi allo studio di questa arte magica, forse i poteri potrebbero addirittura aiutarla nell’affrontare la scuola e tutte le sue paure annesse.

Fatte queste considerazioni, Mai (con l’approvazione della nonna) inizia il suo allenamento da strega e tra cucina, pulizia della casa, orto e studio, inizia a prendere più coscienza di sé e ad innamorarsi piano piano di quella vita campagnola che la costringe a tenere il ritmo e a imparare a essere indipendente, nonostante qualche elemento di disturbo lungo la strada, come quel Genji.

L’arrivo del papà porta con sé anche il momento di scegliere quale strada prendere e Mai si vede costretta a mettere in pratica gli insegnamenti della nonna e a valutare da sola la soluzione migliore.

Riuscirà ad affrontare di nuovo la scuola e a seguire le orme della nonna?

TIPS – A chi lo consiglio

Un romanzo leggero, che si termina in poco tempo grazie all’utilizzo di un linguaggio semplice e a una dinamica della storia molto scorrevole, nonostante sia quasi totalmente raccontata attraverso la tecnica del flashback.

Ho trovato molto bella l’idea dell’autore di paragonare l’addestramento da strega a una sorta di “addestramento alla vita”; infatti la piccola Mai, durante il periodo trascorso con la nonna, impara a rendersi più indipendente e a interiorizzare atteggiamenti utili a non essere travolta dalle emozioni, anche quando le sembra impossibile restare salda e essere razionale.

Il racconto ci trasmette un concetto chiave, ovvero che siamo solo noi a essere responsabili delle nostre scelte e che la forza di volontà non è sufficiente, ci vuole anche tanto allenamento e capacità di restare con i piedi per terra.

Consiglio questo libro a chi è in cerca di indipendenza, a chi spesso si sente in balia delle emozioni e pensa di non riuscire ad agire razionalmente, ma soprattutto a chi vuole rivivere un po’ della magia tipica del rapporto con le nonne.

2. IL RISTORANTE DELL'AMORE RITROVATO Ito Ogawa


“Immersi in acqua con ghiaccio il recipiente di acciaio contenente gli ingredienti e presi a mescolare energicamente con la frusta. Le stelle, grandi e piccine, brillavano silenziose in ogni angolo del cielo. Ero immensamente felice.

Ero così felice che mi mancava il respiro e temevo di morire.

Non avevo mai immaginato che un giorno mi sarei ritrovata sotto il cielo stellato a preparare il gelato per qualcuno. Non avevo mai pensato che il sogno della mia vita si sarebbe potuto avverare così presto.”

Dopo una sgradevole sorpresa ricevuta dal fidanzato indiano, Ringo-chan decide di lasciare Tokyo e di fare ritorno a casa, in quel paesino natio sperduto tra le montagne, dove non fa ritorno da ben 10 anni, precisamente dalla sua fuga adolescenziale.

Fatta eccezione per qualche negozio che ha chiuso i battenti, tutto le sembra come una volta, dagli alberghi alla natura tipica del luogo, tanto da ritrovare persino l’albero di fichi su cui da piccola si arrampicava, quando non riusciva a interagire con sua madre e cercava quindi conforto nella natura.

Straziata dal suo amore finito e frustrata dall’impossibilità di parlare, Ringo-chan – da sempre appassionata di cucina come la nonna ormai scomparsa – decide finalmente di dare vita al proprio sogno dando vita a un ristorante tutto suo, “Il Lumachino”. Dopo un accurata preparazione del luogo, e dopo aver promesso alla madre di occuparsi del suo maiale domestico Hermès, il ristorante dalle peculiari caratteristiche inizia a prendere forma e diventa in breve tempo il punto di riferimento per qualsiasi persona alla ricerca di un piccolo miracolo.

Con l’aiuto del vecchio e fidato amico Kuma-san, Ringo-chan inizia a dimenticarsi della sua vita passata e riesce a trovare una nuova dimensione capace di farla sentire nuovamente in pace con se stessa, grazie alla soddisfazione sincera dei clienti a cui dedica piatti strepitosi, ripieni di affetto e cura.

Ormai abituata al difficile rapporto con la madre che sembra essere incapace di spiegarle nel dettaglio in che circostanze sia venuta al mondo e quale sia il suo vero padre, Ringo-chan concentra i propri sforzi solo ed esclusivamente sul ristorante, con l’obiettivo unico di renderlo un luogo di pace e ristoro, fino a quando l’arrivo di una tragica notizia non la costringe a cambiare le proprie priorità.

Non senza difficoltà, Ringo-chan riesce in qualche modo a riemergere da un momento di estrema tristezza e dolore, recuperando non solo la voce, ma anche la voglia di cucinare e di tornare a vivere per la sua passione: rendere felici le persone attraverso le sue pietanze, fatte con il cuore.

TIPS – A chi lo consiglio Un libro che ho apprezzato moltissimo entrambe le volte che l’ho letto e che mi dà sempre un senso di calore e calma.

Il fatto che la protagonista riesca finalmente a coronare il suo sogno, nonostante le difficoltà del caso, trasmette voglia di vivere e di raggiungere i propri obiettivi, oltre a sottolineare una grande forza di volontà.

Nonostante alcune parti a mio avviso un po’ “crude”, anche se le ritengo un tratto caratteristico dello stile giapponese, la profonda passione per la cucina che caratterizza Ringo-chan insieme alla sua meticolosità nella preparazione dei piatti, dà un senso di tranquillità e, grazie alla capacità descrittiva dell’autrice, sembra quasi di essere presenti sulla scena e di poter condividere la soddisfazione dei clienti. Consiglio questo libro non solo agli appassionati di cucina (con lo stomaco a prova di bomba), ma anche a chi è in cerca di calore, tranquillità, amicizia e – ovviamente – a chi sta cercando il momento giusto per dare vita al proprio sogno nel cassetto.

3. FINCHÉ IL CAFFÈ È CALDO Toshikazu Kawaguchi


“Erano passati parecchi anni da quando la leggenda metropolitana dei viaggi nel tempo aveva fatto vivere alla caffetteria il suo momento di gloria. Ben poco interessata a quel genere di cose, Fumiko se n’era completamente scordata e la settimana precedente era entrata in quel locale per puro caso. Ma la sera prima di ritornarci aveva guardato un programma in televisione e il presentatore si era messo a parlare di “leggende metropolitane”. In quel momento un fulmine le era balenato in testa e all’improvviso le era tornata in mente la storia di quel caffè. Il caffè che vi porta indietro nel tempo.”

A chi non è mai capitato almeno una volta nella vita di pensare “se quella volta invece di fare/dire quello, avessi fatto/detto quell’altro”? Magari anche oggi, a distanza di anni.

Ci sono volte in cui mi piacerebbe poter tornare indietro nel tempo e poter dare finalmente la risposta più adatta o fare quel gesto più in linea con la situazione.

E se tutto questo fosse possibile? Beh, preparatevi perché c’è una caffetteria molto particolare in Giappone, dove si narra che sia effettivamente possibile modificare il passato: per chi ha il coraggio di giocare con il fuoco, ovviamente.

Fumiko è la prima che, dopo una cocente delusione amorosa, decide di affrontare diversamente la situazione e di provare a trattenere il suo innamorato prima che parta.

Seguono Kotake, rattristata dalla lenta ma inesorabile malattia del marito; Hirai, da sempre in collera con la sorella per aver preso le redini dell’albergo di famiglia; e per ultima Kei, che in realtà farà una scelta diversa da tutti, poiché desiderosa di incotrare almeno per un momento la figlia che non avrà la possibilità di veder crescere. Tutti insomma – per ragioni diverse, ma egualmente importanti – decidono di sfidare le regole del tempo e dello spazio, per provare a cambiare qualcosa del proprio passato, sapendo tuttavia, che anche modificandolo, il futuro resterà immutato e che occorre quindi una grande forza di volontà per tornare indietro, una volta concluso il viaggio.

Non solo, si richiede anche una grande capacità di rispettare le regole imposte, qualora si decidesse di compiere questo passo: come per esempio sedersi solo alla sedia dove si trova quella burbera signora vestita di bianco – a patto che si alzi, meglio non sapere cosa succede se si prova a insistere –, non alzarsi dalla sedia fino a quando non si ha terminato di bere e, ovviamente, non lasciare che il caffè si raffreddi.

TIPS – A chi lo consiglio

Anche questo è un romanzo che si legge velocemente, ma nonostante questa caratteristica è capace di far riflettere nel profondo.

L’ho trovato infatti un ottimo spunto per ragionare di più sulle proprie scelte, quando magari – presi dalla fretta e dall’impulsività – rispondiamo male o non ci fermiamo a pensare prima di parlare.

In qualche modo l’autore cerca di rendere la possibilità di tornare sui propri passi un po’ meno surreale, ponendo come condizione quella di un futuro che rimarrà immutato nonostante tutto.

Consigliato a chi vorrebbe prendere una decisione ma si sente confuso, a chi non trova mai la cosa giusta da dire, ma anche a chi ha il coraggio di dire quello che pensa.

4. OGNI GIORNO È UN BUON GIORNO: 15 GIOIE CHE IL TÈ MI HA INSEGNATO Noriko Morishita

“Il tè, però, sfronda il superfluo, facendoti percepire con chiarezza la maturazione di cui da solo non ti renderesti conto. All’inizio non capisci minimamente cosa stai facendo. Poi, da un certo giorno, all’improvviso la tua visuale si amplia, venendo a coincidere con la vita.

Non comprendi subito ma, in compenso, l’acqua straripa da bicchieri piccoli, grandi o enormi facendoti assaporare più e più volte il fascino ineffabile dell’istante in cui il tuo mondo si espande.”

La cerimonia del tè (o Chadō come lo chiamano in Giappone) non è qualcosa di immediato da imparare; è una procedura lunga e complessa che richiede una grande attenzione e devozione: insomma, non è per tutti.

Noriko, per esempio, non è un’amante di queste tradizioni che reputa vecchie e fuori moda, nonché tipiche di famiglie ricche il cui unico intento è quello di far imparare le arti più tradizionali alle figlie, allo scopo di farle sposare e presentarle come “brave mogli”.

Eppure, in un momento di indecisione sul suo futuro e incerta sul percorso universitario da intraprendere, Noriko si lascia convincere dalla madre e, in compagnia della cugina Mochiko che contrariamente a lei è entusiasta all’idea di cominciare, decide di prendere lezioni.

L’insegnante è nientemeno che Zia Takeda, un’amica della madre famosa per la sua eleganza e raffinatezza, con una visione del ruolo femminile più aperta di molte altre donne, tanto da spingere Noriko a scegliere il percorso universitario che più desidera, perché anche le donne hanno diritto a una carriera.

In un primo momento gli insegnamenti di Zia Takeda risultano molto complessi da eseguire e memorizzare, appaiono solo come un’infinità di indicazioni apparentemente prive di senso senza filo logico, che possono cambiare da un momento all’altro.

Noriko e Mochiko, provate dall’intransigenza di Takeda che le rimprovera a ogni piè sospinto e ripete minuziosamente le istruzioni, riescono a interiorizzare per un momento gli innumerevoli passaggi della cerimonia, quasi come per magia. Tuttavia, basta l’interruzione della pausa primaverile per dimenticare i pochi passaggi e, di ritorno da Takeda, le due ragazze si accorgono che la cerimonia del tè estivo cela tutto un altro mondo e una differente, nonché altrettanto complessa, preparazione.

Nonostante le evidenti difficoltà e lo scoramento iniziale, Noriko riesce piano piano a fare suoi i rituali tipici di questa danza e ad includerli nel suo quotidiano, imparando non solo l’arte di preparare il tè, ma anche uno stile e una filosofia basati sul valore del presente e sulla capacità di godere delle piccole cose, seguendo il ciclo delle stagioni e, in generale, della vita.

TIPS – A chi lo consiglio

Un bel romanzo capace di trasmettere dei valori profondi e utili alla vita di tutti i giorni attraverso la storia della protagonista che – con perplessità e dubbi – affronta e impara l’antica arte della cerimonia di preparazione del tè.

Ho apprezzato molto la scelta dell’autrice di dedicare ogni capitolo del libro a un insegnamento diverso, perché rende tutto più schematico e agevole da seguire.

L’unica “pecca” è la terminologia utilizzata che non è sempre semplice perché presenta numerosi termini giapponesi che non vengono tradotti, né riportati nelle note; se siete dei ricercatori livello PRO potete smanettare con Google e cercare, ma farlo ogni due per tre può risultare un po’ ostico, inoltre non è facilissimo ricordarsi tutti i termini andando avanti nella lettura (consiglio non richiesto: una buona soluzione sarebbe quella di tenere a portata di mano un quaderno dove riportare tutto il vocabolario di volta in volta, in modo da averlo sottomano. Anche se io non l’ho fatto perché sono pigra).

5. IL GATTO CHE VOLEVA SALVARE I LIBRI

Sōsuke Natsukawa


“Leggere non è soltanto piacevole o emozionante. Ogni tanto bisogna esaminare riga dopo riga, rileggere più volte a ritroso la stessa frase, e procedere con lentezza sforzandosi di capire. Come risultato di tale impegno gravoso, di colpo ci si apre la mente.

Proprio come la vista che ci appare improvvisamente dopo aver completato un lunghissimo percorso in salita. (…) Ci sono letture difficili…(…) Vanno benissimo anche le letture divertenti, ma dopo un percorso in montagna risultato solo piacevole anche ciò che si vede è limitato.”

Ci troviamo nella libreria Natsuki: una piccola libreria di libri usati in stile retrò, dove ancora si trovano i grandi classici, anche quelli più impegnativi, che potete starne certi, qui hanno un posto assicurato sugli scaffali.

Rintaro Natsuki si ritrova da solo dopo la perdita sofferta dell’amato nonno e, chiuso nel silenzio, scegliendo di rifugiarsi tra quei libri che gli danno momentaneo conforto in un frangente così doloroso, inizia la sua avventura.

Durante una giornata come tante, compare Tora, un gatto soriano parlante e a tratti scontroso, che in un attimo, dopo aver attraversato il lungo corridoio della libreria che solitamente termina in una parete, trasporta il protagonista in un universo parallelo dove i libri devono essere salvati da un uomo incapace di apprezzarli e che si limita a voler raggiungere il più alto numero di libri letti, al solo scopo di raggiungere la notorietà.

Tora convince Rintaro – o “Seconda Generazione”, come lo chiama lui – a seguirlo in questa missione, per garantire ai libri di poter continuare a tramandare il loro messaggio.

Sebbene dubbioso e stupito dall’assurdità delle circostanze, Rintaro, insieme al suo originale compagno, parte alla scoperta del “Primo Labirinto”.

Seguono poi altre missioni con lo stesso obiettivo, ma in cui il protagonista si trova ad affrontare situazioni e interlocutori diversi, capaci di metterlo alla prova e costringendolo a fare affidamento sugli insegnamenti ricevuti dal nonno e sui propri valori, che sembra avere momentaneamente dimenticato.

Grazie anche all’aiuto dell’inarrestabile Sayo Yuzuki – l’apparentemente spavalda rappresentante di classe – Rintaro riesce a ritrovare la fiducia in sé stesso e a terminare tutte le missioni con successo, anche l’ultima, quella più difficoltosa.

TIPS – A chi lo consiglio:

Una lettura vivace e allo stesso tempo rilassante (infatti ho divorato il libro in un paio di giorni), che è in grado di trasportare facilmente il lettore in un’altra dimensione, aspetto che ho particolarmente apprezzato perché non mi succede con tutti i libri.

La figura del gatto rappresenta un po’ una sorta di guida interiore che vuole spingere il protagonista a esercitare il suo lato coraggioso e a non lasciarsi andare ai dispiaceri della vita, per quanto difficili da affrontare.

Rintaro attraverso le varie “missioni di salvataggio libri”, riprende piano piano confidenza con se stesso e affronta le sue paure, grazie anche al supporto di una valida amica sempre rimasta al suo fianco.

Da leggere se vi sentite insicuri e vorreste riprendere le redini della vostra vita, se vi sentite soli e avete bisogno di un amico o ancora se siete fan sfegatati della lettura (ma questo è scontato visto che state leggendo questo articolo).

 
 
 
 

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