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POESIE | Cascando di Samuel Beckett: le angosce dell'amore

Negli anni 2000 parlare di poesia è complicato. Lo è per due aspetti: da un lato per il fatto che sia una letteratura ormai di nicchia, dall’altro per la deriva stessa che la poesia ha preso sul finire del ‘900.

Ma noi siamo gente temeraria e inauguriamo con questo scritto proprio una nuova rubrica dedicata al mondo dei versi.


La prima poesia di cui vogliamo parlare è Cascando di Samuel Beckett. Scritta nel 1936, non va confusa con l’omonimo radiodramma prodotto dallo stesso autore nel 1964. Scrivere di Samuel Beckett, Premio Nobel per la Letteratura nel 1969, è anche questo poco semplice, per via della sua grandezza e complessità artistica. Farlo riguardo le sue poesie sfiora l’impossibile.

Alla base di ciò c’è uno dei capisaldi dell’arte di Beckett: la volontà di sfuggire il più possibile al processo ermeneutico. Porsi in modo critico dinnanzi a una sua opera è un possibile autogol, con il rischio di trovarsi in un vicolo cieco. I suoi scritti rifuggono alla possibilità di essere esaminati in modo scientifico, ma lasciano campo alle emozioni.

Da questo sunto partiamo per provare a leggere insieme una delle poesie più belle, a giudizio insindacabile di chi scrive, dello scrittore irlandese. Si tratta, come detto, di Cascando, scritta nel luglio del 1936 e raccolta in Poems in English del 1961.

Un Premio Nobel per la Letteratura


Facciamo, però, un passo indietro, soffermandoci sull’autore. Molti di voi che state leggendo conoscono Samuel Beckett, ma è sempre bene rinfrescare la memoria. Beckett, uno degli scrittori più influenti del secolo scorso, è stato scrittore e poeta, drammaturgo e sceneggiatore, nonché traduttore.

A questo ha affiancato lavori in campo radiofonico, televisivo e cinematografico.

Esponente di spicco di quello che Martin Esslin ha definito come Teatro dell’assurdo, è in campo teatrale che ha raggiunto l’apice: il suo capolavoro è certamente Waiting for Godot.

Nel 1969 gli viene consegnato il Premio Nobel per la Letteratura, con questa motivazione: “Per la sua scrittura, che – nelle nuove forme per il romanzo e il dramma – nell’abbandono dell’uomo moderno acquista la sua altezza”.

Se volessimo sintetizzare brevemente la sua carriera di scrittore potremmo farlo suddividendola in tre periodi. Il primo è quello dagli albori alla fine della Seconda Guerra Mondiale; il secondo, che arriva fino agli anni sessanta, è quello in cui nascono le sue opere più famose; il terzo, che si chiude con la sua morte avvenuta nel 1989, è caratterizzato da lavori via via sempre più corti, pervasi da uno stile minimalista.




Cascando, un amore incomunicabile | Cascando, dunque, nasce nel primo periodo scrittoreo di Beckett. Si tratta di una poesia sentimentale, caratterizzata da toni cupi, costituita in un continuo crescendo. Probabilmente siamo dinnanzi a uno sfogo lirico di Beckett, che ricorda un amore giovanile non corrisposto.

Questo il testo:

Cascando

1 why not merely the despaired of occasion of wordshed is it not better abort than be barren the hours after you are gone are so leaden they will always start dragging too soon the grapples clawing blindly the bed of want bringing up the bones the old loves sockets filled once with eyes like yours all always is it better too soon than never the black want splashing their faces saying again nine days never floated the loved nor nine months nor nine lives 2 saying again if you do not teach me I shall not learn saying again there is a last even of last times last times of begging last times of loving of knowing not knowing pretending a last even of last times of saying if you do not love me I shall not be loved if I do not love you I shall not love the churn of stale words in the heart again love love love thud of the old plunger pestling the unalterable whey of words terrified again of not loving of loving and not you of being loved and not by you of knowing not knowing pretending pretending I and all the others that will love you if they love you 3 unless they love you


 

(traduzione)

1 perché non meramente l’occasione senza speranze di stillare parole meglio non è abortire che essere sterili plumbee dopo che tu vai via le ore cominceranno sempre troppo presto uncinando alla cieca a dragare il letto del desiderio recuperando le ossa i vecchi amori orbite un tempo riempite di occhi come i tuoi forse che tutto è sempre meglio troppo presto che mai coi volti bruttati dal nero desiderio nuovamente dicendo in nove giorni mai riemerse l’amato né in nove mesi né in nove vite 2 nuovamente dicendo se non m’insegni non imparerò nuovamente dicendo ecco vi è un’ultima volta persino per le ultime volte ultime volte per mendicare ultime volte per amare per sapere di non sapere fingere un’ultima anche per le ultime volte di dire se non m’ami non sarò amato se non amo te non amerò la zangola di parole stantie nuovamente nel cuore amore amore amore tonfo del vecchio pistone a pestare l’inalterabile siero di parole nuovamente atterrito di non amare di amare e non te di essere amato e non da te di sapere di non sapere fingere fingere io e tutti quegli altri che ti ameranno se ti amano 3 sempre che ti amino

Ci troviamo di fronte a una lucida e tagliente analisi dell’amore, visto nel suo aspetto più crudo. Sospesi fra la paura di amare e di essere amati, colpiti dal timore di non essere corrisposti. Colti anche dal dubbio che l’amore sia solo un velo, una finzione, e quindi, poeticamente parlando, un non-amore. Ma in queste angosce troviamo comunque uno dei capisaldi che governano il mondo: è l’amore a muovere gli uomini. Amore nel senso lato del termine, in questo caso reso in quello materiale fra uomo e donna.

Amore che viene visto in tutti i suoi aspetti, specie quelli negativi. Ma questo non deve sorprendere. L’angoscia, il dubbio, l’assurdo, la schizofrenia, se vogliamo, sono propri di tutta l’arte letteraria dell’autore irlandese. Dal punto di vista stilistico e paraletterario, Cascando, con le due domande retoriche, si offre come un ripensamento da parte di Beckett delle sue stesse scelte estetiche, e per la prima volta sperimenta quella dissoluzione della parola attraverso un sistema di pause e silenzi, che sarebbe divenuta propria della sua produzione successiva. Nella poesia si riscontra quel repertorio di figure metriche, come rime, quasi-rime, allitterazioni, ricorsività foniche, paronomasie che segneranno la cifra stilistica di Beckett da qui in avanti.


Se è vero che la poesia beckettiana pone le basi sulla in-comunicazione, l’impossibilità di comunicare, in Cascando questo si rivela nelle angosce dell’io lirico, nella difficoltà dell’amare, nella paura di non essere corrisposti. Nell’impossibilità di comunicazione che vi è anche fra due amanti.

E per far comprendere meglio la poetica di Beckett, senza addentrarci troppo nei suoi meandri, dato che non è questo il luogo opportuno, ma è necessario ai fini della comprensione del testo, chiudiamo questo pezzo con le parole di Theodor Adorno: «Un uomo, che con una forza ammirevole sopravvisse ad Auschwitz ed altri campi di concentramento, opinò appassionatamente contro Beckett, che se questi fosse stato ad Auschwitz scriverebbe diversamente, cioè più positivamente. Beckett là sarebbe stato spezzato e presumibilmente costretto a convertirsi a quella religione da trincea, che lo sfuggito rivestì di parole: voleva dar coraggio agli uomini. Come se si trattasse di una qualche formazione spirituale, come se l’intenzione che si rivolge agli uomini e si organizza secondo loro non gli tolga ciò che potrebbero pretendere, anche quando credono il contrario. Così è finita la metafisica».


Ma in Beckett questo sistema di valori viene meno. Il suo pensiero, ed è proprio lì la sua grandezza, è in grado di tendere verso il Nulla e prova a portare noi, lettori comuni, con lui in questo viaggio attraverso le sue parole. Sta a noi riuscire a comprenderne la grandezza.

 
 
 
 

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